Allenarsi con il cardiofrequenzimetro

Il cardiofrequenzimetro è un grande compagno ed un utilissimo strumento per valutare gli allenamenti ed ottenere i risultati voluti.

Valutare quanta fatica si faccia durante uno sforzo aerobico, non è facile.

Molte persone si affidano alle sensazioni associando alla tanta fatica  un grande sforzo.

L’equazione “tanta fatica = grande sforzo” non è però sempre valida, soprattutto nell’ambito di un allenamento aerobico.

Ci si deve infatti ricordare che durante gli sforzi aerobici (corsa, bici, nuoto, ecc.), il muscolo che fornisce i parametri di allenamento è il cuore e solo valutando il suo lavoro si potrà capire come ci si stia allenando.

Spesso durante una corsa o un’uscita in bicicletta si avverte male alle gambe oppure sembra che il fiato manchi e per questi motivi si pensa di aver fatto un ottimo lavoro.

Male alle gambe e fiato corto potrebbero essere sintomi di un allenamento molto intenso, ma potrebbero anche essere manifestazioni di stanchezza, la differenza sta nella risposta cardiaca, nel primo caso la sua frequenza sarà elevata, nel secondo, malgrado le sensazioni di estrema spossatezza, sarà piuttosto bassa.

Ecco dunque il primo dei buoni motivi per indossare un cardiofrequenzimetro: capire cosa si stia facendo e dove si stia andando.

In caso di fatica estrema e frequenza cardiaca bassa, il messaggio lanciato dal nostro corpo è chiaro: “riposa!!!”, ma se non si indossa il cardiofrequenzimetro non si avranno gli strumenti per poterlo decifrare.

Un altro buon motivo per indossare il cardiofrequenzimetro è la possibilità di allenarsi in modo specifico rispetto alle proprie esigenze.

Se una persona vuole dimagrire, deve mangiare. Ma deve mangiare i giusti alimenti in certe dosi, parimenti, se una persona vuole dimagrire sfruttando i benefici derivanti dalla corsa, non sarà sufficiente correre. Per ottenere buoni risultati dovrà farlo rispettando dei criteri che vengono forniti proprio dalla frequenza cardiaca, perché in base allo sforzo richiesto ed alla durata dell’allenamento il nostro corpo utilizza combustibili diversi per far fronte alla richiesta energetica.

Così una persona che correrà per un’ora al 50% della sua frequenza cardiaca non otterrà risultati apprezzabili, diversamente, chi affronterà l’allenamento al 70%  in men che non si dica vedrà ricompensate tutte le sue fatiche.

Ma, anche in questo caso, se non si indossa un cardiofrequenzimetro diventa impossibile sapere quanto forte batte il cuore ed in quale fascia ci si stia lavorando.

Ci sono giorni nei quali si pedalerebbe o si correrebbe per ore intere, altri che i minuti sembrano non passare.

Ecco che si scopre un’altra utilità del cardiofrequenzimetro: dovendo rispettare i battiti richiesti per l’allenamento specifico che si sta affrontando, ci si concentra su tale aspetto, cercando di volta in volta di raggiungere l’obiettivo. In questo modo l’allenamento sarà vario e i minuti voleranno.

In commercio esistono infiniti modelli di cardiofrequenzimetro con mille funzioni supplementari che la maggior parte delle persone mai useranno ed, anzi, servono solo per complicare la vita.

Il mio consiglio è quello di acquistare un modello base con massimo tre funzioni:  orologio, misurazione frequenza cardiaca e cronometro, tutto il resto è un di più.

Una volta acquistato si dovranno imparare le proprie frequenze allenanti che vengono sempre espresse in percentuali rispetto al proprio 100% che è dato dalla formula 220 – età.

Se l’obiettivo di questa persona dovesse essere il dimagrimento, secondo gli usuali protocolli di allenamento, dovrà svolgere uno sforzo aerobico prolungato nel tempo rimanendo al 70% della sua frequenza cardiaca.

Recentemente, però, è stato dimostrato che vi sono altri modi per favorire il dimagrimento, in particolare sfruttando quello che potrebbe essere chiamato un “effetto yo-yo” della frequenza cardiaca  alternando picchi molto intensi di allenamento (HIIT). Anche in questo caso, però, risulta fondamentale l’utilizzo del cardiofrequenzimetro.